Winning Time è una serie uscita qualche settimane fa su Sky Atlantic e NOW, racconta la storia del primo anno di Magic Johnson ai Los Angeles Lakers.

È il momento di svolta per la NBA destinata a diventare la prima lega sportiva al mondo, in quanto a notorietà e giro d’affari. Il neo-proprietario dei Los Angeles Lakers, Jerry Buss, dopo aver liquidato ed investito tutto il suo patrimonio nell’acquisto della squadra, ci guida con uno storytelling corale nel mondo della costituzione di un team destinato a diventare una dinastia.

Jerry Bass e Jessy West in Winning Time come Dante e Virgilio

Winning Time non è semplicemente una serie sul basket ma molto di più. Jerry Buss (interpretato da John C. Reilly, che ricorderete come il poliziotto in Magnolia), il simpatico e spavaldo neo-prorietario dei Lakers si addentra, così come Dante, nell’inferno della ricerca costante e spasmodica della vittoria. In questo contesto non c’è Virgilio migliore del rancoroso Jerry West (interpretato da Jason Clarke), allenatore uscente ed ex giocatore dei Lakers, che ben 8 volte su 9 è stato sconfitto in finaledi cui 6 contro gli acerrimi rivali dei Boston Celtics, ed in un caso vincendo anche il premio come miglior giocatore, beffa che non ha fatto altro che aumentare la sua rabbia.

Lo storytelling di Winning Time va oltre lo sport

Quindi la struttura narrativa rende comprensibile e avvincente la visione di Winning Time anche per chi non ha mai visto una palla da basket nella propria vita, se non altro perché il vero fulcro della storia sono, più che le partite di pallacanestro, che arrivano solo nella seconda metà della serie, le psicologie dei personaggi che si incastrano alla perfezione una con l’altra.

L’astro nascente del basket Magic Johnson vive la competizione come una maniera di donare amore con la sua sincera risata, dentro e fuori dal campo, che diventerà un’icona indimenticabile di questo sport. Il veterano destinato a diventare, tuttora, il primo realizzatore di ogni epoca dell’NBA, Kareem Abdul-Jabbar, che si interroga su quale sia il suo ruolo da superstar in un mondo dominato dal razzismo, Pat Riley, interpretato magistralmente da Adrien Brody, passerà da essere un ex giocatore bistrattato ad affamata guida della squadra.

Ma se Winning Time non è solo una serie sul basket è anche perchè le psicologie analizzate nella serie includono anche quelle delle donne dentro e fuori dal mondo del basket, come accade per la dirigente dei Lakers, la figlia di Jerry Bass, e sua madre.

Winning screenplay, winning direction: una serie vincente

In un prodotto che fonde sapientemente realtà e romanzo, dramma e commedia, finzione e documentario non poteva mancare tra gli autori Adam Mckay, che firma la regia del pilota, noto ultimamente per Don’t Look Up, ma che in questo caso sfrutta le doti già portate alle luce ne La grande scommessa e Vice creando un mondo della Los Angeles degli anni ‘80 che strizza l’occhio a Boogie Nights. Tra montaggio alternato, rottura della quarta parete e tecnica di ripresa che riprende fedelmente l’effetto visivo della pellicola e del VHS, dal punto di vista visivo non manca davvero nulla alla serie Winning Time. Per quanto riguarda la scrittura l’originalità del plot sta nell’affrontare la ricerca della vittoria in maniera particolare, non come una lotta tra Davide e Golia, ma come una battaglia costante tra Golia e se stesso. Tutti i personaggi sono a loro modo dei fenomeni nel loro ambito, consacrati o meno, e più che competere per la vittoria, devono scavare nella loro anima per scoprire cosa li porta ogni giorno a combattere per qualcosa che, forse, hanno già ottenuto.

di Antonio Cofano