L’inclusivity sviluppatasi negli ultimi anni ha influenzato anche il marketing, ma il suo abuso nella comunicazione pubblicitaria può portare a due rischi: messaggi sull’inclusività superficiali e omologazione della comunicazione.

I rischi del marketing dell’inclusivity oggi

Condurre un discorso al pro dell’inclusività legata al genere, orientamento sessuale, disabilità, etnia o religione, è ormai diventato un must per ogni brand esistente. 

Da un lato le aziende promuovono i propri valori per favorire un punto di incontro con i consumatori che, sempre più consapevoli, scelgono i marchi in cui si riflettono. Dall’altro lato c’è chi sfrutta la tutela delle minoranze anche per scopi commerciali, cioè per conquistare una fetta di target più ampia, esibendosi come brand all’avanguardia, sensibili e altruisti. Certamente le statistiche fanno gola: “l’88% dei consumatori è altamente sensibile alle tematiche della diversity ed è maggiormente incline a preferire brand più inclusivi” (fonte: blog.ecostampa.it).
Il problema è che, spesso, l’intento commerciale è il primo e preponderante e ne risultano campagne tutte uguali, copy e grafiche fatte con lo stampino e addirittura la diffusione di disinformazione

Inclusività e autenticità nei messaggi di marketing

Solo nel Pride Month 2022 abbiamo assistito ad una pioggia di campagne LGBTQ+ friendly, ma quante di queste hanno promosso messaggi ispirazionali e così belli da leggere e ripetere, ma di fatto privi di una reale utilità pratica per la comunità rappresentata? 


Il brand di gioielli Dodo in collaborazione con la pagina Instagram la.ghey, per esempio, ha lanciato uno dei suoi iconici braccialetti in versione arcobaleno accompagnato da slogan come “la ghey la libertà di amare te la celebra”, ma ci chiediamo, cosa aggiunge questo al discorso sulla diversità? Viene garantito un reale beneficio alla comunità che intende supportare e rappresentare?

Oppure c’è Vodafone che, in un post collaborazione sul profilo Instagram di Freeda, ha commesso un errore grossolano, promuovendo l’uso scorretto di un termine con cui ci si riferisce alle persone bisessuali.

Inclusivity: the right way

Perciò se vuoi difendere l’inclusivity nel 2022 non basta più tingere il tuo logo con i colori dell’arcobaleno, nè tantomeno trattare questi argomenti in modo superficiale e semplicistico.

Questo infatti farà inevitabilmente decadere il tuo messaggio nell’oblio, omologandolo a tutti gli altri e rendendolo non solo inefficace ma persino discutibile. Non limitarti a dire, ma agisci, dai un risvolto pratico alle tue campagne devolvendo il ricavato a favore di enti, esponiti per davvero, con coraggio e correndo rischi, oppure dai voce e spazio a chi lo necessita donandogli la visibilità che offre il tuo brand. 

Essere inclusivi e abbracciare il diverso non dovrebbe essere un plus ma la normalità, da comunicare come valore se davvero fa parte dell’identità del brand.


Di Matilde Vitale
#GenZStories