Sui social lo storytelling della guerra in Ucraina passa attraverso i video postati su TikTok, fra informazione e intrattenimento. 

Un format Social inatteso: il video reportage di guerra

Era un giovedì, il 25 marzo, e ci stavamo riposando sul divano. Dopo una giornata a incontrare clienti, creare, elaborare strategie e fare brainstorming, finalmente un po’ di televisione. Così ci siamo imbattuti in PropagandaLive su La7 e, soprattutto, nell’intervista fatta alla fotografa e TikToker ucraina Valeria Shashenok, in arte @Valerisssh .

La ragazza ha spiegato come ha raccontato il suo viaggio di evacuazione dalla città natale, Chernihiv, a suon di shorts su TikTok. Da qui lo spunto per raccontare come la guerra Russo-Ucraina è rappresentata sui Social, analizzando le tipologie di contenuti più diffusi (soprattutto su TikTok) e le consapevolezze che questo genere di comunicazione sta trasmettendo.

La guerra in Ucraina: dal Twitter casus belli a TikTok

I Social sono stati i grandi protagonisti di questa guerra Russo-Ucraina sin dal principio.

  • All’inizio si sono manifestate le prime tensioni attraverso i meme botta-risposta degli account Twitter dei due paesi (di cui proponiamo un assaggio nell’immagine sotto).
  • Poi è subentrata la fase di denuncia dell’attacco russo lanciata dall’Ucraina attraverso un “Twitter Storm” di hastags quali #StopRussianAggression o #UkraineUnderAttack.
  • Successivamente ha preso piede TikTok e il mare di contenuti video proposti dai suoi utenti.

Guerra e TikTok: un nuovo video content

Il dramma del conflitto russo-ucraino non ha solo il primato di aver importato per la prima volta la guerra sui Social ma anche di aver configurato un nuovo fondamentale attore informativo: TikTok e i suoi video.

Da un lato le news si stanno articolando sulle testate giornalistiche più autorevoli e affermate, dall’altro l’app leader dell’audiovideo ospita sempre più ragazzi come Valerisssh che raccontano la realtà della guerra in maniera leggera ma diretta. È così che il dire addio alla propria casa per rifugiarsi in un bunker antiatomico diventa il video “My typical day in a bomb shelter” con la base musicale di “Che la Luna di Louis Prima”, o il drammatico viaggio verso la conquista di un nuovo futuro in Italia diventa un mini documentario sull’aiuto fornito dai volontari, i rifugi, i mezzi di trasporto necessari, con l’accompagnamento musicale di un brano di un trend TikTok.

E non è finita qui. Numerose sono anche le ‘dirette’, ovvero i video real time avviati dagli utenti di TikTok dai luoghi coinvolti nel conflitto russo-ucraino: sono soldati o cittadini in fuga che inquadrano le rovine delle città distrutte dai bombardamenti o soventi cadute catastrofiche di missili, il tutto incorniciato dall’angosciante suono degli allarmi antiaereo. Spesso e volentieri però, le dirette si rivelano essere fake, semplici video in loop usati dagli utenti senza scrupoli per ricevere donazioni degli spettatori attraverso sticker regalo.

I video social come fonte di informazione sulla guerra in Ucraina

Dunque i Social si stanno affiancando alle fonti ufficiali come provider di informazioni in tempo reale e in modo empatico. Infatti, in termini di reach delle notizie TikTok è sicuramente un mezzo che consente di arrivare a un target più giovane e ampio. Valerisssh gode di 1M di seguaci sul suo profilo e il suo “My typical day in a bomb shelter” ha raggiunto 47,3 M di visualizzazioni, e i numeri continuano a salire. Inoltre, la percezione che veicolano questi User Generated Content è di totale immersività negli avvenimenti. Questi sono aggiornati minuto per minuto. Un esempio lampante è Factanza, piattaforma che dal payoff promette di “spiegare il mondo in 15 secondi” e che effettivamente ci riesce sulle Stories di Instagram: qui riporta ogni nuovo attacco, negoziato o spostamento degli schieramenti in tempo reale.

Tuttavia, l’uso dei social come fonte di informazione porta con sè inevitabili rischi. Oltre all’alienazione che può derivare dal sovraccarico di informazioni, c’è il pericolo di imbattersi in fake news che, nel 2022, prendono anche la forma di foto o video di TikTok manipolati ad hoc e diffusi solo con lo scopo di ampliare la portata delle conversazioni o mettere buona o cattiva luce sulle diverse potenze.

La guerra russo-ucraina come video di intrattenimento?

Eppure, anche le fonti di informazione e contenuti ‘buoni’ sollevano la problematica della rappresentazione. Forse veicolare gli aggiornamenti del conflitto per mezzo di videoclip che ne celano la crudezza dietro trattamenti scanzonati e allegre basi musicali rischia di rendere la guerra una forma di intrattenimento. E raconter pour raconter è imprudente, perchè ogni realtà deve essere esposta con il mezzo, contesto e TOV adeguato.

Ma non condanniamo nessuno, tantomeno le piattaforme Social che sono nate, per definizione, per creare unione, accorciare le distanze e permettere di istituire un fronte solidale in cui risolvere le divisioni. Valori che mentre fuori si combatte una guerra sono fondamentali.

E poi c’è l’autenticità, la stessa che rende i POV (Point of View) dei video degli utenti TikTok così efficaci, comprensibili, veri, anche nella loro ‘bruttezza’ (si parla di qualità video) e che consentono addirittura di raccogliere aiuti economici concreti da poter impiegare nel sostentamento di persone e luoghi colpiti dai terribili eventi.

Quindi TikTok ha modificato la rappresentazione della guerra, rendendola spettacolare, “una storia” su cui inventarsi format, uno show fra tanti, ma, dopotutto, ha sdoganato la possibilità di esorcizzarla a partire da una chiave ironica.

Forse, possiamo dire “grazie TikTok”. Che ne dite?

di Matilde Vitale
#GenZStories